IL GRUPPO D'ARTE SICILIA TEATRO

Nella cucina dei sogni

«Lavoriamo con poco, conta la volontà»

Tutto è pronto per la prima: fra specchi dormeuse e tappeti dominano i toni caldi del rosso, una morbidezza cromatica che avvolge e riscalda l'isola irreale del palco, nave in viaggio silenzioso nel trascorrere della sera. È tra le sue cose Gaetano Mertoli, memoria storica del teatro catanese con quei suoi quarant'anni allo Stabile equamente divisi tra lavoro in mministrazione e passione dietro le quinte, vissuta respirando quell'arte che ha sempre avuto nel sangue, fin da ragazzo e che, col tempo è divenuta una seconda pelle. Stasera e domenica lo vedremo in scena in «Addio mia bella signora», due atti di Mimmo Salvo al Teatro Don Bosco, alle 17,30 e alle 21,15 per un totale di quattro recite. Del suo esordio lo ricorda ancora, ed è per una curiosa coincidenza che, oggi, alla vigilia di un altro debutto, stavolta in veste di attore, si ritrova indietro di quarant'anni: «È proprio accaduto qui, al Don Bosco; dirigevo «Lumie di Sicilia», e a recitare c'erano Piero Maenza e Nino Urzì. Chi me lo doveva dire che un giorno mi sarei messo anche a recitare...». Direttore artistico della compagnia Sicilia Teatro, presieduta da Tino Pasqualino in collaborazione con l'Associazione Mario Giusti, Gaetano Mertoli racconta con gioia questa nuova stagione professionale: «L'amicizia con Tino dura da trent'anni, se avessi una bacchetta magica gli donerei qualunque cosa.Perché ho scelto questo gruppo? Per ché mi ricorda lo Stabile degli anni Sessanta, mi ha fatto vivere lo stesso entusiasmo dei miei diciannove anni, le stesse emozioni esaltanti di allora». Gli allestimenti scelti traducono un'i dea teatrale senza fronzoli: «Come di-ceva Mario Giusti non contano i mezzi quanto la volontà di dare il massi mo disponendo di poco. È con poco che stiamo lavorando e, spero che sia sem pre così». Ma torniamo al personaggio dello spettacolo. «Si chiama Torquato, un ricco borghese che si descrive grigio con spesse pennellate di verde. Con vinto che l'unica salvezza dalla monotonia sia la creatività,cosa che non gli è mai appartenuta, in una battuta bellissima dice che nella cucina dei sogni non entrano che autori, giornalisti e artisti. Eppure,quanteamarezze anche in questo nostro mondo di spettacolo... ma Torquato questo non lo sa». Ma chi sonò i veri uomini di teatro? «Turi Ferro una sera, concluse le prove mi disse, Gaetà, li vedi quegli attori? Finito di recitare il personaggio lohanno lasciato qui, incamerino, appeso da qualche parte. Io no Gaetà, io me lo tengo dentro, me lo porto a casa, gli dirò arnvederci un giorno, ma di certo non lo abbandonerò mai. Ecco, per me è questo il teatro, è sofferenza emotiva e fisica, è ritrovarti addosso i panni del personaggio anche quando sei a casa. Per me, che avevo sempre fatto il regista, è la scoperta di un universo sconosciuto. Adesso comprendo in pieno le parole di Turi». E mentre evoca gli anni a fianco dei suoi maestri e racconta di quando, chiusi i registri contabili scendeva alle prove a condividere le ansie della vigilia e le emozioni di uno spettacolo che nasce sotto ai tuoi occhi, ad un tratto si illumina: «Guardi che bei pianoforte abbiamo in scena». E' antico, a muro; dipinto di nero a fregi dorati. Sa di salotto della nonna. «Si avvicini, guardi meglio». Un'altra occhiata rapida: è di compensato. «E' questa la magia del teatro - sorride- sapere che tutto è finzione eppure credere che sia realtà, e incantarsi quando per un istante lo diventa davvero».

Gaia Sciacca
LA SICILIA sabato, 8 dicembre 2001

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Teatro Don Bosco Viale Mario Rapisardi ,54 - CATANIA Gruppo D'arte Sicilia Teatro diretto da Tino Pasqualino in collaborazione con Associazione Mario Giusti